mercoledì 25 gennaio 2012

ELOGIO DEL KITSCH

Ieri ho riaperto la cartella Mexico per recuperare una foto per una cara amica, che ora vive a 6 ore indietro da me… e un po’ per nostalgia, un po’ per la MOMENTANEA mancanza di argomenti che non siano il lavoro, mi sono detta: tiriamo fuori il Messico dal cilindro!  
Ma del paese più surrealista del globo dirò ben poco, prendo solo spunto per un argomento: la sottocultura Popolare, i manufatti kitsch. Quando sono stata in Messico ho visto tante di quelle cose strane, eccessive: le pignatte per le feste dei bimbi per esempio -non avete idea di quante, e quanto assurde! Non voglio certo parlarvi di pignatte…piuttosto dell’artigianato popolare, o nemmeno. 
Come me la cavo per spiegare? [Apriamo una parentesi] Ha senso la nozione di cattivo gusto? Non ho una risposta. Ma se non mi trovate un modello valido per tutti, resterei col mio relativismo. Non credo che il gusto possa essere imposto: al massimo lo si educa e lo si nutre, e al minimo lo si influenza a colpi di omologhi. E’ strano poi che quando ci riferiamo al brutto (almeno a un certo tipo di brutto), spesso lo facciamo per esprimere un apprezzamento.   
Il brutto ci piace.
Niño cieguito al mercato di Sonora
presepe peruviano
Qual è il fascino dei cosiddetti oggetti di cattivo gusto? Se penso a molte firme d’abbigliamento che inspiegabilmente vanno di moda, confesso di non saper rispondere. Ma proviamo a guardare ad oggetti ‘complessi’, sui quali si sono sedimentate una cultura, una tradizione, e magari dei lapsus, dei codici alterati.
   KITSCH
Il termine kitsch eredita una valenza negativa, connotato nel migliore dei casi come lezioso, commerciale e stucchevole e nel peggiore come ipocrita, reazionario, un falso ideologico. (Greenberg, Kundera e chi più ne ha, più ne metta).  Bisogna vedere cosa si intende. Io non so quale altro termine usare, perciò abuserò di questo. Con kitsch qui intendo una gamma molto vasta, infinita di produzioni di ogni tempo, da quelle più naïf, folkloristiche a quelle industriali, pop uscite male. Può trattarsi secondo i casi di un manierismo decadente, inquietante o di una creatività selvaggia e primitiva, di un’art brut, o ancora di simboli della tradizione che resistono al tempo, talvolta cambiando di segno. Troppe cose tutte insieme? Facciamo un esempio. 
s. juan diego
                                  





L’artigianato e la produzione industriale a tema religioso, di tradizione cristiana: croci, rosari, cuori che vanno a fuoco, santini, improbabili madonne, cristi 3d, statue di santi iperrealiste. Dall’Italia alla Spagna, dalla Polonia al Messico. Una raffigurazione della Madonna di Guadalupe, per esempio, è un oggetto ibrido che mescola linguaggi, credenze religiose, stili, materiali in maniera razionale e irrazionale, conscia e inconscia insieme. Ogni madonna è diversa dall’altra, ogni madonna è un mondo: un conto è vederla tatuata sulla schiena, un altro conto ricamata con paillettes, un altro ancora su un dipinto antico.
In Messico poi fanno queste scatole (teche, vetrinette) piene zeppe di ninnoli, piumette, lustrini… ne sono rimasta affascinata al punto che ho preso a crearne di mie a tempo perso, con materiali molto più scarsi (al mio solito, alla Boris). 
Uno dei miei tentativi
Tornando al punto...cos'è kitsch...forse qualcosa come un melting pot nel quale ognuno è sedotto da un aspetto diverso e ripesca nella propria memoria, perché l’oggetto condivide una storia con tutti noi. E` come un'orgia sensoriale, percettiva, concettuale. 
Santa Muerte 'agghindata'
Ovvio, non serve andare in Messico: basta andare in casa della nonna o nel primo mercatino a tiro, per scoprirne di tutti i colori. Forse prima o poi dedico un post ai mercatini dell’antiquariato e delle pulci, visto che li adoro.
[Ma non fraintendetemi, non sono un'hipster, non mi passa per la testa di diventare vegana -già devo evitare il glutine- e chi ha letto almeno un post, saprà che questo blog non vuole essere alternativo a tutti i costi, né programmaticamente di nicchia, e soprattutto MAI E POI MAI SNOB, anche perché, per mia fortuna, conosco l'etimologia di questa parola]. Perdonate la precisazione un pò agguerrita. Torno sul pezzo. Forse qualcuno di voi, leggendo questi viaggi sul kitsch, si sarà fatto il suo viaggio sul trash, e in effetti a me sembrano due categorie affini. La spazzatura è per definizione varia e stratificata. Ha tanti aspetti e soprattutto ha sempre una storia. Come il kitsch è fatta di esagerazioni, contrasti, azzardi più o meno volontari, alti e bassi, abbinamenti sconcertanti…
Spero di non avervi annoiato, vi saluto con la "morale" del post:
 Ci vuole gusto per apprezzare il cattivo gusto!
Claire

4 commenti:

  1. Sono assolutamente d'accordo con te! :) mi è piaciuto questo tuo "viaggio nel kitsch", io personalmente non ho mai dato una concezione negativa a questo termine, a me piace trovare il bello nelle cose che comunemente sono ritenute brutte e di cattivo gusto (alla fine il gusto è soggettivo)...e poi come si fa a non adorare gli scheletrini di zucchero messicani? ♥
    vabbè ho scritto un poema, ma il tema che hai scelto mi è molto caro! complimenti per il post e sopratutto per la tua "scatolina delle meraviglie" è stupenda!!

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    1. Grazie lOll3!

      PER TUTTI: Se qualcun altro è interessato all'argomento, nel blog della mia amica ne trovate di tutti i colori:

      l0ll3.blogspot.com/

      p.s. Sarà l'aria di Ascoli??

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  2. Cos'è il bello poi? Ne parlavo giusto oggi a pranzo :)

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  3. Chiedilo a Ontani, domani in Sala Borsa(per restare nel kitsch)!
    love u THZO

    big up bellezzasostenibile.myfanpage.it/

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