giovedì 17 luglio 2014

Le donne nel Rap di Murubutu


                         
Ok, il titolo scolastico funge da spaventa-rappusi
se siete in cerca del solito articolo sull'hip hop in stile hip hop, 
andate a fare freestyle da un’altra parte, grazie.
Se invece vi va di seguirmi in questo esperimento 
di critica letteraria applicata al rap... benvenuti!
(E potete anche tenere su il cap)


Ma prima magari (ri)ascoltate:

Intanto se parlo di poetica è perché considero i lavori di Murubutu come un'unica (complessa) Opera. Riprendendo una metafora dell’autore, ci muoviamo in un arcipelago di testi.
E perché proprio i personaggi femminilicon tutte le tematiche storico-politiche che il professore veicola nei suoi album?? Beh, perché l'immagine della donna E' una questione storica e politica. E perché spero che un’analisi del femminile al femminile offra uno spunto di riflessione alla cultura hip hop italiana (sono sempre stata molto ingenua).  

Sfogliando mentalmente il mio umile bagaglio di testi rap (che comunque risale ai tempi in cui alle jam ci trovavi ancora le fly) mi sono accorta che i personaggi femminili sono principalmente delle Muse. Ma cosa sono le muse se non espedienti poetici, proiezioni dell'autore? Per quanto riguarda invece quel tipo di rap che osanna le dimensioni del proprio uccello, qui di donne ne compaiono tante, ma sono un pò come nei video di Rick Ross

Fuori dai trend del momento, le donne delle canzoni di Murubutu sembrano venire piuttosto dal passato. Non portano né le Louboutin né le Jeffrey Campbell (no, neanche le Jordan).
E dove ci portano se le seguiamo? Nei ritratti del rapper emiliano ritroviamo motivi come quelli dell'attesa o della follia; incontriamo tanto lo scavo psicologico novecentesco quanto i tratti stilnovisti della donna gentile; siamo immersi in paesaggi naturalisti fino al realismo più cupo; oppure in acquerelli elegiaci, struggenti come la lirica classica (perché sì, i rapper sono tra i più grandi poeti di oggi, ma fossi in voi gliela darei comunque una letta ad Ovidio, Orazio, Catullo...).

Torno sul pezzo. Direi che Murubutu ha riportato i personaggi femminili alla storia della letteratura occidentale (forse è un caso, ma anche i loro nomi hanno importanti predecessori, come la Laura di Petrarca o Anna Karenina). E quella che va da Virgilio a Marquez, da Euripide a Majakovskij è una tradizione -non ce lo nascondiamo- dallo sguardo maschile. Così anche gli storytelling di Murubutu, che a voler fare le bacchettone fallirebbero il test di Bechdel. Ma qui vorrei invece sottolineare come questo ritorno al femminile classico nel contesto Hip Hop diventi un’operazione piuttosto antimaschilista. 

All'interno della cultura rap italiana (figlia illegittima di quella statunitense e del brainwashing mediatico berlusconiano) si è andata sedimentando un’immagine della donna bambola gonfiabile. Persino il modello della donna alternativa ha finito per perdere l'originaria forza trasgressiva e diventare norma omologante e consumista (se non capisci questo passaggio forse hai passato troppo tempo su suicidegirls.com).

Allora torniamo alle donne raccontate da Murubutu. Riuscite a vederle? Che fanno?

"Anna guardava i suoi fiori 
come si guardano i figli"

“Laura non chiese ma tenne fede, speranza e ragione,
la chiamarono pazza, malnata, malata d’amore
ma lei col dolore non aveva voluto nessun altro,
lui stava tornando, lo aveva scritto dentro sul marmo”



"Nonostante il mal di mare che le torceva le reni

lo avrebbe seguito su tutte le rotte, tutte le volte (...)"




"Decorava la tavola bianca con qualche fiore del posto
al centro un vaso d'acqua e dentro un ramo di Bosso
apparecchiava sempre per due col mare di sfondo
con l'occhio allenato a cogliere tutti i movimenti nel porto"

“E sarebbe tornato sì, sarebbe tornato 
e sarebbe riuscito a stupirla ancora”


 “Cosa fa quella vecchia la sera con gli occhi sul porto? 
Rispondevano: Aspetta che il marito torni dal mare. 
Sono 10 anni che è morto”

“Signora mia 
qui questo Marzio Febbraro non è mai esistito”

Questi personaggi attendono, amano, confidano. Si illudono anche.
Col rischio di rimanere prigioniere delle loro stesse aspettative, del loro profondo sentire e idealizzare. Ma la voce narrante non le squalifica: continua a guardarle (da fuori ma da vicino) con empatia... ecco perché sono così umane. E ci portano un’etica fatta di fedeltà, cura, fiducia. Tutte cose che non vanno più di moda insomma. Il loro tempo è quello lungo e ciclico della natura. Altro che progresso infinito, piuttosto corsi e ricorsi, eterno ritorno.

Se la dimensione dell’uomo è quella del mare con le sue sfide e il rischio (o la voglia) di naufragare, la donna è la terra che resiste e resta: è il porto, la casa, la finestra

La mia tesi allora è che l’operazione di Murubutu non sia banalmente anacronistica, ma "inattuale" nel senso nietzscheano del termine, cioè contro lo status quo attuale, i suoi paradigmi mediatici, i suoi clichés socio-culturali. Potrebbero essere interpretati in quest’ottica anche l’utilizzo di un linguaggio alto nei testi rap, o l’estetica delle cover degli album. E mi sembra una lettura confortata dalle dichiarazioni di poetica del rapper, che descrive la sua ultima fatica come una “Rivolta a bordo di una nave”, la nave hip hop appunto. 

[Per ora è tutto. Se qualche rapper si sentisse urtato dal mio post, può sempre "rispondermi per le rime", mi fa solo felice. A dirla tutta ho più paura della reazione delle sorelle femministe, ma sono i rischi del mestiere: come direbbero i Pixadores, scrivere è pericoloso!]


14 commenti:

  1. Complimenti Claire!

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  2. mah....insomma...
    Diciamo che vorrei fare qualche piccolo appunto.
    Il fatto che le donne nelle canzoni del Prof siano più "classiche" (nel senso letterario del termine) e che anche nei nomi ricordino sia famosissime donne (Laura per citarne una) e rispecchino qualità femminili di altre epoche (dallo stilnovo in avanti), non sia tanto una scelta nietzscheana volontaria di andare contro il sistema quanto la conseguenza di 2 fattori principali:
    1) La grande cultura letteraria del Prof che ovviamente non può non aver lasciato solchi profondi nel modo di approcciare la figura della donna, e quindi una sensibilità verso una visione più classica della sua figura
    2) La non omologazione alle tematiche HH classiche, cosa che permette di utilizzare la propria visione delle cose nei testi invece che la visione accettata dalle masse.

    Il fatto che siano spesso le donne poi a veicolare certi tipi di messaggio o a esprimere certi tipi di sensazione è semplicemente la cosa più normale per la sensibilità di un'uomo da tempi immemori: le donne hanno ispirato uomini alla poesia e alla letteratura carpendoli in ogni situazione, che fossero nelle trincee di guerra o in viaggio per mare, ed il loro ricordo (o la loro idealizzazione) ha sempre alleviato i momenti di sofferenza fisica e spirituale.
    Per essere più chiaro, qualcuno una volta disse (secondo me a ragione) che quando un uomo guarda dentro di se per scorgere il mandante dei messaggi spirituali che escono dal profondo, vede sempre una donna.
    Fu così anche per Dante con Beatrice e tutta la storia letteraria ce ne dà testimonianza.

    Concludo quindi dicendo che non credo che vi sia un qualsivoglia intento di andare contro-contro corrente (contro corrente rispetto a un genere che dovrebbe essere contro corrente anch'esso) ma sia semplicemente il modo di esprimersi sincero e puro di una persona che scrive per il piacere proprio e altrui senza uno "scopo" come potrebbe essere quello di sfondare nel panorama o diventare famosi.

    La libertà da questi tipi di legame ti lascia la possibilità di parlare con tutto te stesso, e non con quello che di te deve piacere al pubblico.

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    1. Grazie per avermi lasciato la tua riflessione.
      Chiaro, l'artigianato di Murubutu ha alle spalle la migliore tradizione culturale occidentale, e da qui sono partita.
      E questa tradizione letteraria è certamente anche una tradizione di Muse (ispirazioni, voci interiori, Beatrici per riprendere il tuo discorso).
      Fin qui molto hip hop è debitore della tradizione.
      Ma nella creazione di personaggi femminili dotati di una loro autonomia (dall'io narrante e dal suo tempo) mi sembra che Murubutu nell'Hip Hop abbia rappresentato l'avanguardia.
      Concludo dandoti pienamente ragione: anch'io sono più che certa che ad un autore del suo calibro non gliene possa fregare di meno di andare "controcorrente alla cazzo", solo per andare alla ribalta, alla stregua di una trovata pubblicitaria.
      Ma uno quando scrive una visione, direzione ce l'ha sempre -in questo senso mi piace ancora pensare alla sua come "inattuale".
      Alla prossima spero!

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  3. Intanto complimenti per la riflessione. Mi hai spinto a dire la mia sulla Murubeide Questione.
    Sono convinto da un po', infatti, che l'intento del Professorone (cit. necessaria) sia quella di voler dare una nuova dignità alla Musica Rap.
    Credo, cioè, che egli voglia innalzare quest'ultima a forma di letteratura.
    Il rap è musica folk, no doubt about it, e la discografia del signor Mariani (che adoro e ho comprato in blocco) è -almeno per me- il tentativo di italianizzare questa musica senza snaturarla quanto piuttosto lasciare in essa un'impronta contenente l'intera tradizione et cultura italica/europea che, de facto, i 'murricanz lyricistz non possono avere. Credo cioè, che senza troppi fronzoli, caduto l'obbligo di dover strizzare l'occhio alla scena americana (non vi è alcun modo di ispirarsi o copiare -E PER FORTUNA-) egli stia creando un immaginario tipico dei Cicli Letterari (vedi Tolkien) che ci riporta a quanto dicevi.
    Eqquindi, mi pare naturale che si stiano sviluppando nell'Autore (Non rapppppper, Autore) tematiche ricorrenti ed un vero e proprio Stile (che nel rap è nella vita è tutto) nel tratteggiare i personaggi ed approcciarsi ad essi. Non so quanto sia consapevole e voluta questa presa di posizione né so quanto sia consapevole e veritiera questa analisi ma da rappuso e matricola in Filosofia (da settembre a Bolo <3) mi piace proprio vederla così.

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    1. Ciao Raffaele, piacere di leggerti. Grazie per i tuoi interessanti spunti... a quanto pare Murubutu non è la sola passione che abbiamo in comune: anch'io vengo da Zamboni 38 :-) In bocca al lupo per i tuoi studi allora, e a presto.

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  4. PS: Forse ti ho intasato di commenti, è che con Blogger mi trovo malino e ho una brutta connessione. Perdonami pls

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    1. va benissimo così, senza commenti un blog non avrebbe senso!

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  5. Ottima riflessione,concordo, bell articolo !!

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  6. Per me è una critica bellissima,nessun appunto..mi piacerebbe leggerne delle altre,sia riguardo rapper(anche se purtroppo degni di una critica se ne contano su una mano)ma anche altri artisti contemporanei,non solo street..ogni artista è in fondo un pò underground,no?:)

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    1. Sono felice ti sia venuta voglia di leggerne altre, perché a me è rimasta la voglia di scriverne di nuove ;-)
      Alla prossima lettura allora, e grazie del supporto.

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    2. mi collego al tema.
      Le canzoni citate sono storie di epoche passate e riflettono atteggiamenti modi di essere e ruoli un po' datati. D'altronde le storie del Murubutu sono spesso attinte dal passato che fu.
      la figura della donna che appare è quella di una donna che nel rapporto con il suo uomo è su un livello paritario (c'è confidenza, intesa, complicità) ma il suo ruolo riflette spesso quello imposto dall'epoca, quindi donna che attende più che altro (naturalmente nel frattempo si fa il culo nel lavoro di riproduzione). A me sembrano comunque, come intuisco sia anche x l'autrice, belle figure, emancipate a modo loro per la loro epoca, e riflettono un invito a una relazione positiva, che se trasposta nell'oggi, con ruoli in ridefinizione tra i generi, possono risultare come una proposta al superamento dello scontro tra generi e ridefinizione dei rapporti.
      Tutt'altra cosa dai vari ti fotto puttana di tenti cazzuti dell'hiphop non solo usa. avanti Murubutu. ti ho visto con i ragas della cattiveria al positive e avete proprio spaccato. bei messaggi per la massive padana presente. Avanti stessa rotta. keep on keepin'on
      Grazie Claire e scusa x lo slang
      Filippo 1968

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    3. Ciao Filippo! Lo slang ci stava tutto, stiamo pur sempre parlando di rap ;-) Grazie mille per la riflessione, che mi trova più che d'accordo -soprattutto la trasposizione che hai operato (dall'epoca dei personaggi alla nostra), era proprio quello che sottindendevo. Alla prossima, buona estate.

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